RSU 2015 - RISULTATI

Jobs Act: ritorno agli anni cinquanta

Feb 22, 2015 1 Commento by

Quanto tolto andrà riconquistato con contrattazione e nuovo Statuto lavoratori

Il Jobs Act è il mantenimento delle differenze e non la lotta alla precarietà”. È il primo commento della Cgil in merito alle decisioni assunte oggi dal Consiglio dei ministri, che in una nota aggiunge: “Il contratto a tutele crescenti è la modifica strutturale del tempo indeterminato che ora prevede, nel caso di licenziamento illegittimo o collettivo, che l’azienda possa licenziare liberamente pagando un misero indennizzo”.

Sulla precarietà, prosegue la nota del sindacato di corso d’Italia, “siamo alla conferma dell’esistente, se non al peggioramento, come nel caso del lavoro accessorio e all’assurdo sulle collaborazioni che si annunciano abolite dal 2016 ma comunque stipulabili in tanti casi, mentre nulla si dice delle cococo della Pa”.

precariInsomma, continua la nota, “dove sarebbe la svolta? Il governo parla di diritti ma mantiene la precarietà, dimentica le partite Iva e regala a tutti licenziamenti e demansionamenti facili. Per rendere i lavoratori più stabili non bisogna per forza renderli più licenziabili o ricattabili”. Per la Cgil “quello che il governo sta togliendo e non estende ai lavoratori stabili e precari, andrà riconquistato con la contrattazione e con un nuovo Statuto dei lavoratori”.

Temi generali

Autore

Comitato Iscritti CGIL FP dell'Azienda USL5 di Pisa

Una risposta to “Jobs Act: ritorno agli anni cinquanta”

  1. Sandro Vanni says:

    Questo governo stà portando a termine l’opera di demolizione dello stato sociale e di cancellazione dei diritti, iniziato da Berlusconi.

    Sono orgoglioso di essere iscritto ad un sindacato che non ha governi amci e non fa sconti a nessuno.

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